Concorso di idee per la riqualificazione del waterfront di Saline Joniche e la realizzazione di un Parco Naturale e Antropico – con Giorgia Musacchio, Santo Rizzuto, Diego Serra

La proposta progettuale si fonda sulla creazione di una vasta area, compresa tra i quattro nodi Officine-Saline-Liquichimica-Pentadattilo, da destinare a Parco naturalistico attraverso specifiche e mirate operazioni di restauro ambientale e del paesaggio…………

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………….Le finalità che hanno portato alla formulazione della proposta non hanno come obiettivo soltanto la salvaguardia dell’importantissimo territorio naturale, paesaggistico e ambientale, ma si propongono anche di creare e coordinare gli strumenti operativi necessari alla corretta e razionale gestione delle risorse ambientali esistenti. Questa si articola nella strutturazione di una rete che lega le caratteristiche ambientali alle diverse attività produttive, creando le condizioni affinché si avvantaggino i flussi turistici generati dai micro-attrattori territoriali. La strutturazione della rete avverrà sia attraverso l’intervento diretto sui singoli nodi e sia promuovendo il collegamento funzionale tra gli stessi.

Il nuovo Parco naturalistico privilegia inoltre il concetto di variabilità ed introduce nuovi fattori d’analisi e di fruizione dello spazio-tempo. Accanto a questa variabilità, esatto contrario dell’effimero, si stabilisce la condizione indispensabile per definire il campo di un gioco: il percorso e la dinamicità come elementi di sintesi progettuale. Al suo interno il parco è organizzazione di sistemi complessi analizzati attraverso il concetto di fluidità, ambito spaziale che genera la socializzazione degli individui e il rapporto con l’ambiente, luogo del dominio collettivo dove spettatori e fruitori, platea e scena, gioco e conoscenza, tendono a coincidere.

L’elaborazione tecnica del progetto di concorso è stata svolta attraverso un processo di pianificazione che non resta confinato nell’area di competenza delle Saline, ma inevitabilmente investe una molteplicità di ambiti esterni, in primo luogo le fiumare, poi le aree Grandi Officine ed infine il borgo di Pentadattilo.  Il processo di costruzione del Parco territoriale ha quindi comportato, fin dalle fasi iniziali, momenti di confronto con i sistemi territoriali del contesto.  Tale confronto ha dato luogo ad una vera e propria interazione poli-direzionale, poiché, come si è già ripetutamente osservato, la funzione sostitutiva che si è voluto proporre è quella di un apporto pluri-territoriale con l’area industriale di Saline Joniche, elemento baricentrico del Parco medesimo. Ciò vale soprattutto in quelle aree di bordo, soprattutto Sant’Elia, nelle quali si sono avute e si prospettano le più rilevanti trasformazioni ambientali ed urbane dell’intorno in funzione di una mancata pianificazione, cariche di effetti per le condizioni ambientali del progetto.

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Il progetto illustrato nelle tavole si caratterizza per alcune priorità immediatamente riconoscibili, atte a conservare la memoria del luogo, quali l’archeologia industriale e con l’inserimento di nuove volumetrie progettuali d’immediato riscontro visivo, per sopperire ai deficit della dotazione dei servizi generali. Si prevede più specificatamente la creazione di un complesso di strutture, all’interno di un Parco Naturale, nel quale possano essere illustrate le particolari caratteristiche del territorio in un “Museo del territorio e del mare”.

Lo sforzo progettuale è stato indirizzato da subito verso una soluzione dissonante ed eterodossa, che non pone le volumetrie del Parco come oggetti-barriera rispetto alla geomorfologia del contesto ambientale, ma tende ad esprimere uno spazio temporalizzato “in progress”, prosecuzione della natura circostante.

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Tutte le strutture dovranno avvalersi delle tecniche della bioedilizia e dovranno essere energeticamente autosufficienti. In particolare saranno provviste di impianti di produzione energetica e di impianti di recupero e riciclo delle acque meteoriche.   Inoltre il particolare ecosistema dell’area dei Pantani ha indirizzato la scelta verso la progettazione di un sistema territoriale in cui la natura ed il restauro di alcuni elementi del paesaggio rappresentino la parte essenziale e determinante della proposta.

E’ stato valutato lo stato di degrado e abbandono, le limitate possibilità di utilizzo di molti volumi industriali precostituiti, nonché la scarsa qualità costruttiva, architettonica e spaziale di molte preesistenze. Da un’accurata analisi si è optato per una selezione ragionata delle parti da conservare e/o demolire, al fine di lasciare ampi spazi liberi da destinare a parco e di poter dotare l’ area di adeguati servizi a scala territoriale.

l “Museo del territorio e del mare” ha origine proprio da questo conflitto di forze, da un lato un’industrializzazione, peraltro mai avviata, che ha rappresentato una ferita gravissima in un territorio con una vocazione lontanissima dall’industria chimica, dall’altra un ecosistema fragile rappresentato dalle fiumare, dai Pantani e dall’antistante mare ancora non compromesso nella sua struttura fisica.

La proposta del Parco Naturale ed Antropico vuole plasmare un sistema territoriale di aree protette che riesca a ricucire zone di territorio attualmente sconnesse ed assegnare alla natura un ruolo di traino e di sviluppo. All’interno del Parco abbiamo anche inserito un campo da golf, per ridare una naturalità diffusa a zone occupate in precedenza da manufatti industriali e per collegare l’area naturalistica dei Pantani con il Parco antropico previsto intorno al Museo del territorio e del mare. Il Parco dovrà essere punto di riferimento per la diffusione di politiche innovative per la conservazione delle risorse naturali e delle biodiversità relative a tutto il restante territorio regionale e nazionale.

Questo estremo lembo di penisola, con le fiumare ed i Pantani, rappresenta un’area “selvaggia” del sud italiano. Un territorio in cui la conformazione orografica dell’Aspromonte e la lontananza dai grandi centri urbani hanno favorito il permanere di grandi elementi di naturalità paesaggistica, condizione per una biodiversità di altissimo livello. Un autentico scrigno “wilderness” cui fanno da contorno antiche testimonianze urbane come Pentadattilo ed ampie zone di territorio con vegetazione del tipo macchia mediterranea, tutte inserite in un contesto naturalistico di straordinaria bellezza.

Il progetto elaborato vuole essere, nel contempo, strumento e luogo di conservazione del patrimonio storico e culturale dell’area in esame, in cui in modo originale natura e cultura si intrecciano in un indissolubile insieme di valori, nelle mille espressioni della cultura grecanica e nelle tradizioni che vivono nelle diverse realtà locali.

Queste ipotesi di lavoro si concretizzano attraverso la progettazione di specifici spazi, distribuiti secondo le esigenze generali che riguardano sia le aree dell’ex Liquichimica sia il territorio circostante:

  • il Parco;
  • l’area con le strutture di servizio relative al “Museo del territorio e del mare” nella parte est del lotto;
  • l’area di supporto alle attività connesse al porto turistico;
  • i percorsi nel parco, veri e propri elementi di raccordo;
  • le residenze;
  • la piazza, cerniera tra l’abitato ed il parco;
  • il campo da golf;
  • le officine grandi riparazioni;
  • Pentadattilo.

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